Proposta Decente

02Guardando le bancarelle, cercavo di non attirare l’attenzione, ma in realtà il mio sguardo era concentrato su quelle due ragazzine quasi nude davanti a me! Mi chiedevo come potessero due genitori permettere alle loro figlie un abbigliamento così audace per la loro età: pantaloncini corti all’inverosimile che lasciavano vedere tranquillamente “l’inizio” del culo e dei top dannatamente corti che mostrava tre quarti della schiena scoperta! Lo ammetto, nonostante la notevole differenza di età tra me e loro, pensieri che qualcuno definirebbe impuri, si fecero strada nella mia testa… e nei miei pantaloni. Perchè negarlo? Me lo stavano facendo diventare duro solo a guardarle, sentivo palesemente il mio uccello gonfiarsi nei boxer. Cosa dovrei fare? O meglio, cosa dovrei dire? Come dovrei sentirmi? Non ho una risposta certa, ma una cosa ve la posso dire: se quelle due ragazzine si sono vestite… svestite in quel modo, è perchè volevano che qualcuno le osservasse. Ed io le stavo accontentando, le guardavo! Quindi fino a prova contraria non stavo facendo nulla di male, o almeno così cercavo di convincere il mio “io” interiore affamato da sempre di fica! Così continuo a camminare nel lungo corridoio formatosi tra le due schiere a destra e sinistra dalle bancarelle, ma senza perdere di vista le due ragazzine. Guardandole meglio noto che sono anche decisamente alte per la loro età e penso: beato il ragazzino che per primo metterà mano, o pisello sarebbe meglio dire, nella loro giovane fichetta. Sempre ammesso che qualcuno le mani lì sotto non le abbia già messe! Accellero il passo, voglio superarle e guardarle da davanti. Mentre il passo aumenta di velocità, noto che per un secondo entrambe si girano a guardarmi, forse hanno “sentito” il mio sguardo su di loro, penso. Ma niente conferma o smentisce la mia tesi, solo un sorriso che una delle due mi lancia insinua in me il sospetto che abbiano intuito che le stessi spiando. E se anche fosse? Gli avrei tranquillamente detto: si, vi stavo guardando! E allora? Siete una calamita per i cazzi cosi mezze nude e vi lamentate se qualcuno vi squadra da cima a fondo?
Ma per fortuna lo scontro non avviene e pochi secondi dopo, ero già diversi metri davanti a loro. Così faccio finta di aver dimenticato di comprare qualcosa alle bancarelle precedenti ed inverto la marcia. Ora lentamente mi dirigo verso di loro, finalmente potrò vederle bene frontalmente. In quei pochi secondi che precedono il nostro incontro, non posso non notare che altre ragazzine sono più o meno vestite come le “mie” due drizza cazzi. Il lungo e stretto corridoio della via ne è pieno. Forse è la stagione o forse è il posto con la sua atmosfera vacanziera e con il mare a poche centinaia di metri, ma in questa località sembrano tutte fatte con lo stampino del Dottor Fica Giovane a buon mercato. Tutte con i top o magliettine corte che lasciano la vita scoperta e tutte con pantaloncini di vari tessuti, ma maleddetamente corti che a tratti lasciano intravedere un principio di fica! Spero che nessuno noti il gonfiore tra le mie gambe, ma tutta questa carne fresca è troppa anche per il mio cazzo navigato.
Finalmente incrocio le due ragazzine, sono a pochi metri da loro ed inizio a squadrarle meglio. Il “davanti” non ha niente da invidiare alla parte posteriore del loro fisico acerbo. Le giovani tette creano un bozzo sul loro petto non indifferente per la loro età, se non è una seconda, probabilmente sarà una prima abbondante! Una prima che comunque solleva il top lasciando aria tra il petto ed il pezzo di stoffa che copre il seno. Non hanno un filo di pancia, sono perfettamente piatte ed il pantaloncino corto a malapena copre qualche centimetro sopra il pube. Entrambe hanno lunghi capelli scuri mossi e due gambe dritte da far invidia a delle modelle. Continuo a far finta di guardare le bancarelle, quando finalmente a pochi centimetri dal loro fisico, gli lancio un ultimo sguardo che gli fotografa ogni centimetro della loro pelle. Mentre le supero annusando per un decimo di secondo il loro odore di frechezza, una delle due mi saluta come fossi un vecchio amico:
– “Ciao”.
– “Ciao…” rispondo come un riflesso condizionato.
– “Senti… ecco… per caso ci conosciamo? Ho notato che ci guardavi… prima” Mi dice una delle due mentre sorride all’altra.
– “Si, in effetti vi stavo guardando… credevo di conoscervi. Ma ora che vi ho di fronte mi rendo conto di essermi sbagliato. Ci vediamo ragazze, ciao” Gli dico mentre voltandogli le spalle provo ad andarmene.
Poi una mano mi afferra delicatamente il polso nel tentativo di fermarmi.
– “Aspetta… io sono Gina e lei è Paola. Senti… dobbiamo chiederti una cosa…” Mi dice la ragazza senza mollare la presa del mio polso e portandomi fuori dal via vai di persone che guardano le bancarelle.
– “Ciao Gina. Io sono Chase. Tutto OK?” Gli rispondo senza togliere lo sguardo dal suo fisico. Se fossi più giovane me la sarei fatta a secco in quel parco a pochi metri dal mercato. Mentre ascolto il suo “bla bla bla” inarrestabile, spio la scollatura tra il top a canottiera e l’ascella. Uno spiraglio che per qualche istante mi regala la visione delle sue piccole tette libere come il vento. La stronzetta non porta nemmeno il reggiseno, così riesco a vedere per qualche secondo chiaramente il suo seno sinistro turgido.
– “…e quindi ecco… ce puoi prestare dieci Euro?” Mi chiede Gina.
– “Dieci… dieci Euro? E per farne cosa?” Gli domando.
– “Ma non mi hai ascoltata? Se ci presti dieci Euro in cambio ti facciamo vedere le nostre tette per dieci secondi. Te li ridiamo domani… siamo in quel campeggio lì in fondo tanto”.
Non credo a quello che è appena uscito dalla sua bocca. Avevo sentito parlare che in giro c’erano queste ragazzine che per pochi Euro erano disposte a piccole prestazioni erotiche in cambio di una ricarica telefonica o piccole somme di denaro, ma mai pensavo potesse capitarmi così, alla luce del sole, alle undici di mattina in un mercato rionale.
– “È uno scherzo vero? Dove è la telecamera?” Gli rispondo cercando di spezzare l’atmosfera.
– “Non è uno scherzo Chase. Dai… se fosse uno scherzo farei questo…” Continua Gina allungando una mano tra le mie gambe e stringendo velocemente il mio pisello per poi mollarlo con altrettanta velocità.
Faccio un piccolo balzo indietro mentre mi guardo intorno. Per fortuna siamo abbastanza lontani dalla folla e nessuno nota quel gesto. È giovane ma sa come provocare un uomo, già quei due corpi mi avevano lasciato in una condizione di erezione perenne e Gina ed Paola lo avevano notato sicuramente quel bozzo, ed ora anche quella toccatina veloce che lo ammetto un brivido me lo aveva provocato! Stavo giocando con il fuoco, ma chi se ne frega, è estate e da qualche parte ho letto che le pazzie si fanno in questa stagione. Così alzo la posta e gli dico:
– “Dieci Euro, eh? Facciamo così: te ne do quaranta se mi fai mettere la mano dentro le tue mutandine”.
Gina guarda Paola con uno sguardo a cavallo tra chi sta valutando una proposta ed il sorpreso. Poi con un cenno del capo, Paola dà il suo consenso.
– “OK… OK, per me… per me và bene!” Mi risponde Gina.
Così ci allontaniamo ancora di più dal mercato per isolarci ancora di più. Ci fermiamo quindi in una pineta pubblica poco distante, meno frequentata e più tranquilla.
Mi guardo intorno, non vedo e non sento nessun rumore. Siamo soli. Guardo negli occhi per diversi secondi Gina, voglio capire dal suo sguardo se è sicura di quello che sta per fare, o meglio, se è sicura di volersi far toccare da uno conosciuto dieci minuti prima. Le braccia lungo il corpo ed il suo volto rilassato, mi lasciano intuire che lei è pronta. Il mio pisello è gonfio ancora prima di sfiorarla, un classico esempio che l’attesa a volte è più eccitante dell’atto stesso. Lentamente alzo un braccio, poggio delicatamente una mano sul suo petto e spingo l’esile corpo contro un albero. Paola rimane distante da noi, sembra quasi farci da palo. Quindi inizio a toccarla, prima da fuori, accarezzando le sue piccole tette coperte da quel minuscolo pezzo di stoffa, poi infilando la mia mano sotto la canottiera per assaporare quel giovane ed acerbo seno. È come lo immaginavo, duro, consistente come quello che giustamente un fisico fresco deve avere. Il suo sguardo è quasi serio, sembra la cosa più normale del mondo quello che gli sta accadendo: farsi toccare da un estraneo conosciuto cinque minuti prima. Così mentre con una mano stuzzico i suoi capezzoli, con l’altra mi infilo lentamente nei suoi pantaloncini. Adesso avverto un brivido nel suo corpo, un piccolo scatto nell’istante stesso in cui la mia mano si avvicina alla sua fica. La discesa è senza ostacoli, come avevo intuito nel vederla al mercato, non porta le mutandine. Sono dentro, avverto che il suo posto più intimo è liscio come il resto del suo fisico. Muovo la mia mano delicatamente avanti ed indietro sulla sua mezza luna, lasciando che il dito medio stimoli maggiormente lo spacco delle sue grandi labbra strusciandolo su e giù. Il suo volto inizia a fare strane smorfie. La mia lenta masturbazione inizia a piacergli. Così non smetto di sgrillettarla, aumentando l’audacia della mio tocco. Continuo a strusciare la mia mano avanti ed indietro, fino quando percepisco che la sua fica inizia ad inumidirsi. Quindi aumento di livello la sua masturbazione, fermo la mia mano ed inizio lentamente ad affondare un pò alla volta il mio dito dentro il suo buchetto. Scivolo dentro lentamente, roteandolo delicatamente ma senza arrestare la mia entrata. Glielo metto tutto dentro, scivola come se fosse burro. Poi un gemito esce dalla sua bocca, un brusio così forte di godimento che fa girare la sua amica Paola verso di noi. Continuo a far scivolare dentro e fuori il mio dito, il suo volto è rosso ed un altro gemito esce dalla sua bocca. Vedo le sue gambe cedere leggermente e le sue mani posarsi sull’albero alle sue spalle per sostenersi. Così mentre sento la sua fica pulsare intorno al mio dito ormai fradicio dei sui umori, smetto di fargli il mio ditalino e poco dopo lentamente sfilo la mia mano dai suoi pantaloncini.
Sento il mio cazzo scoppiare nei pantaloni, vorrei scoparmela e svuotami dentro di lei adesso che è calda. Ma mi rendo conto che quello che è appena successo, è già abbastanza. Lascio a Gina qualche minuto per riprendersi e poi metto mano al portafoglio tirando fuori i quaranta euro. Lei li prende quasi timorosa e dopo avergli detto un sintetico ed essenziale “ci vediamo”, mi allontano da quella pineta. Ma appena gli dò le spalle, Gina mi ferma come al mercato afferrandomi il polso.
– “Aspetta” Mi intima.
Io mi fermo e mi giro verso di lei. “Cosa vuole ancora?” Penso. Lei sembra leggermi nel pensiero ed un istante dopo, ho la mia risposta. Mi guarda dritto negli occhi e contemporaneamente le sue mani si poggiano sui miei fianchi. Poi lenta come un bradipo, inizia a slacciarmi i pantaloni. Vorrei o dovrei fermarla, ma credo stia per fare quello che avrei comunque fatto io più tardi da solo per svuotare le mie ormai palle gonfie. Mi slaccia il bottone principale dei jeans, poi tira giù la chiusura lampo e mentre con una mano abbassa l’elastico dei boxer, con l’altra tira fuori il mio pisello gonfio che spunta fuori come una molla e già dritto.
– “Sono ancora vergine e dovrai accontentarti di questo” Mi dice afferrando il mio cazzo. “Accontentarmi?” Solo per aver detto quella frase ero già pronto a venire. Ma cerco di controllarmi, mentre vedo lei inginocchiarsi. Per un secondo penso voglia prendermelo in bocca, ma poi vedo la sua mano avvicinarsi al mio cazzo dritto ed afferrarlo. Lo immaginavo andasse sulla classica sega, anche se un pó ci speravo di sentire la sua lingua intorno alla mia cappella. La forte eccitazione, il mio pisello gonfio come non mai, unito alle sue giovani mani, fanno sì che la pelle scivoli lungo l’asta prima ancora che Gina inizi a masturbarmi. Adesso la mia rossa cappella è di fronte al suo viso e lei inizia a segarmi facendo su è giù lungo la mia asta. La sua mano è delicata ed il suo movimento avanti e indietro è lento. Non ci metto molto a sentire lo sperma salire lungo il mio cazzo dritto. Ma cerco di resistere ancora un pò, le sue mani affusolate che mi toccano l’uccello, sono una sensazione bellissima. Ma dopo qualche minuto che Gina mi masturba, sento che non posso trattenermi ulteriormente. Dopo diversi movimenti avanti ed indietro lungo l’asta, sento che un forte schizzo sta arrivando. Così quando la sua mano per l’ennesima volta termina la sua corsa sbattendo sulle mie palle, una lunga spruzzata esce dal buco della mia cappella, un lungo interminabile getto la colpisce sul suo viso che istintivamente di si gira tardivamente su di un lato. Ormai l’orgasmo è arrivato, ed anche Gina nonostante la sua giovane età, capisce che per un pò il mio pisello spruzzerà su di lei diversi getti di sborra. Dopo la prima schizzata che la coglie ovviamente di sopresa, continua a smanettare il mio cazzo cercando di dirigere le successive sborrate lontano dal suo viso. Vengo su di lei più volte, aiuto la sua mano muovendo il bacino in avanti e spingendo tutto il carico di sperma fuori dalle mie palle. Sborro una seconda volta… due… tre… getti di sperma finiscono sulla sua canottiera colando lentamente verso il basso… continuo a sborrare mentre un gemito esce dalla mia bocca… mentre vengo più volte mi, accorgo di essere osservato da Paola che si gode lo spettacolo toccandosi da solo tra le gambe ed aumentando la mia eccitazione… Gina continua a segarmi ed io non smetto di schizzare ancora e ancora più volte su di lei. Infine, dopo un’ultima schizzata che esce più per la sua mano che strizza il mio cazzo che per una reale spruzzata, Gina lascia la presa del mio pisello e si alza. E mentre il mio cazzo esala gli ultimi spasmi come un riflesso condizionato lasciando colare a terra delle ultime gocce di sperma, Paola si avvicina porgendo ad entrambi dei fazzolettini inumiditi non senza lanciare timidamente uno sguardo al mio cazzo fradicio che ancora si muove da solo ed in erezione. Così Gina si pulisce il top, le mani e qualche macchia finita suoi pantaloncini, io velocemente passo la salvietta sul mio uccello avvolto dalla calda crema e poi ancora mezzo gonfio, cerco di “rimetterlo” nei boxer.
Tra di noi qualche secondo di silenzio, poi è di nuovo Gina a prendere la parola:
– “Tieni… non li voglio i tuoi soldi, io e mia sorella volevamo solo divertirci… mi prendo solo dieci euro perchè davvero non ho credito sul cellulare e devo fare una chiamata urgente… ma te li ridaremo se… se ti và, noi siamo in quel campeggio li in fondo e tutte le mattine andiamo in quella spiaggia isolata. Perchè oggi o domani non ci raggiungi?” Mi dice indicando il posto con la mano. Poi è Paola a fare la seconda mossa chiedendomi il cellulare:
– “Se non ci trovi, questo è il mio numero” Mi dice digitando qualcosa sul mio smartphone.
Quindi le vedo allontanarsi lentamente mentre mi salutano con un sorriso, poi all’improvviso entrambe si girano un’ultima volta verso di me alzandosi il top e regalandomi per diversi secondi la visione delle loro tette. In effetti, pensandoci bene, mi ero quasi scopato una delle due senza vedere integralmente il suo corpo nudo! Dopo qualche minuto le vedo scomparire dalla mia visuale. Un piccolo sorriso si fa strada sul mio viso ed una catena di pensieri più o meno leciti si fanno strada sul mio volto. Infine anche io lascio quella pineta per tornare al campeggio dal mio gruppo di amici. Così mentre osservo il numero di cellulare di Paola, analizzo come uno stratega quello che mi avevano appena detto: “…quella spiaggia isolata”. Continuo a ridere da solo, avevo appena scoperto che erano sorelle, non amiche e la cosa già mi eccitava come un bambino, in più mi avevano lanciato quell’amo: “perchè non ci raggiungi”.
E tutto sommato non sarebbe stata una cattiva idea fare un bagno con quelle ragazzine… e perchè no? Magari nudi! Ma avevo ancora una settimana per pensarci e ci sarà tempo per raccontarvi la mia decisione.
La vacanza non è ancora finita!01

chase90

One Comment

Comments are closed.