La Vergine Martina

La VMLo sguardo mi cade sulla scrivania all’interno della stanza. Mi stavo dimenticando gli occhiali da sole. Chiudo la porta alle mie spalle e mi avvicino per prenderli. In quell’istante lei esce dal bagno completamente nuda, occhi fissi sul suo cellulare mentre si dirige verso la borsa da viaggio dandomi le spalle. Non riesco a parlare, il suo giovane corpo è uno spettacolo ed una botta secca mi arriva al cuore che rischia di fermarsi. Non posso non mangiarla con gli occhi e la tipica pelle liscia di una ragazza ancora acerba nel fisico, non può non farmi pensare ad eventuali azioni a sfondo sessuale! Si… nonostante avesse meno della metà dei miei anni, in quel momento gli sarei saltato addosso! In pochissimi secondi i miei occhi gli fanno la lastra: lunghi capelli castani le coprono la schiena fino all’altezza del sedere, un sedere ben proporzionato per il suo fisico atletico, anche se comunque leggermente pronunciato per una ragazzina di quell’età, fianchi non sono molto larghi, ma nonostante questo, il suo fondoschiena è un gran bel vedere. Le sue gambe, lunghissime, sono perfette nonostante i polpacci un pó troppo sviluppati. Ma nel complesso, inutile girarci intorno, Martina vista da dietro, è un vero schianto. Chi ha detto giovinezza mezza bellezza, non aveva tutti i torti. E lei bella lo era davvero l’avevo vista solo a “metà”, chissà come era messa davanti.
Dovrei dire qualcosa, palesare la mia presenza che lei sembrava aver ignorato tanto era presa dai quei messaggini sul cellulare. Cerco di riprendermi da quella stupenda visione e provo a pronunciare qualche frase di senso compiuto:
– “Mar… Martina… sono… sono ancora qui! Avevo dimenticato gli occhiali da sole”.
Si gira di scatto, per un decimo di secondo rimane bloccata anche lei. Un decimo di secondo che è stato più che sufficiente al mio occhio clinico per fargli una radiografia frontale. Cazzo che fica! Non ha un filo di pancia, piatta come una tavola. In mezzo alle gambe ha un accenno di peluria, talmente leggera che si intravedono le grandi labbra. Il suo seno e decisamente piccolo, forse una prima, non credo una seconda. Quelle che dovrebbero essere due tette, sembrano più che altro due noci trapiantate sotto pelle all’altezza dei capezzoli. Quello che invece mi provoca un forte brivido sono, nonostante i suoi seni piccoli, le areole fortememte pronunciate.
– “Ho… Ho sentito la porta chiudere e pensavo che…” Martina non termina la frase. È palesemente imbarazzata, ed il suo viso velocemente diventa rosso fuoco. Con la mano sinistra, come se servisse ormai a qualcosa, tenta di coprirsi il suo posto più intimo e con il braccio destro cerca di nascondere le sue piccole tette mentre velocemente si avvicina alla porta del bagno. Contemporaneamente io mi dirigo verso l’uscita della stanza. Il mio sguardo e rivolto verso terra, mi sforzo di non osservare un secondo di più quel corpo statuario. Prima che afferri la maniglia della porta principale, i nostri corpi si sfiorano, la stanza è piccola ed un leggero contatto è inevitabile prima che io sia definitivamente fuori.
Scendo le scale che mi porteranno all’esterno dell’edificio per poi andare alla biglietteria di fronte, quando incrocio Lidia ed Alessandra, le mie due colleghe.
– “Chase… dove stai andando?” Mi chiede una delle due.
– “A… a prendere i biglietti per la fiera” Gli dico ancora un pò provato dalla visione di Martina nuda.
– “Li abbiamo presi noi per tutti. Dai… torna su con noi che andiamo a fare colazione nel bar dell’Hotel” Continua la mia collega.
Mi trovavo a Milano per visitare una delle più importanti fiere del mondo ora nel nostro Paese. Avevo organizzato la vacanza con Lidia ed Alessandra molti mesi prima della partenza, ed all’ultimo si era aggiunta lei, Martina, la figlia di un mio amico che moriva dalla voglia di vedere questa importante manifestazione. All’inizio non ero contento di averla con me, conoscendo le ragazzine di oggi, si sarebbe più preoccupata di fare foto ad ogni angolo, piuttosto che apprezzare le potenzialità ed il fascino dell’Expo. Ma alla fine, dopo le forti insistenze del padre e di lei, accettai di portarla insieme a noi. Questo fu il primo errore. Il secondo lo feci acconsentendo di avere lei nella mia stessa stanza, perchè anche se Martina poteva essere mia figlia, sapevo che poteva non essere una buona idea dormire sotto lo stesso tetto. Ma purtroppo non avevo scelta. Io e le mie due colleghe avevamo prenotato con largo anticipo e non ci furono problemi per la prenotazione, ma quando si aggiunse Martina, l’albergo era ormai pieno. Fortunatamente la mia era una stanza con letto matrimoniale e pagando un supplemento all’albergatore, riuscimmo ad inserire all’ultimo anche lei. Ma a quanto pare l’unico a preoccuparsi di questa situazione, fui solo io. Le mie colleghe mi conoscevano come uomo solo in ambito lavorativo: responsabile, maturo e con una certa morale. E Giuseppe, il mio amico, mi vedeva come uno leale che mai si sarebbe approfittato di una donna impegnata, figuriamoci di una figlia adolescente.
I primi guai iniziarono la sera del nostro arrivo. La nostra prima notte. Dopo una breve serata in giro per Milano, tornammo presto in albergo. Volevamo dormire e partire rilassati il giorno dopo per la fiera. La passeggiata per le varie “Nazioni” sarebbe stata impegnativa. Ma come dicevo, i guai iniziarono la sera che arrivammo in albergo.
Martina ed io entriamo nella stanza e ci prepariamo per dormire. Il mio era una specie di pigiama, in pratica solo dei boxer di cotone leggero. Il suo… bhè il suo era una lenta tortura per ogni umano appartenente al sesso maschile. Dei pantaloncini cortissimi ricamati, al limite del “non-pantaloncino” passatemi il termine, che praticamente le coprivano a malapena il sedere e la fica. Ogni volta che si girava di spalle, gli si vedeva un “principio di culo”, considerando che sotto non portava nulla a parte quel pezzo di stoffa microscopico. Forse era il modello o forse la notte voleva sentirsi libera come tutti, sta di fatto che conciata cosi, lasciava ben poco all’immaginazione. Davanti era la stessa musica, quando si sedeva o si girava nel letto, in mezzo alle gambe, tra la coscia e “l’inizio della fica”, potevi intravedere molto del suo giovane posto intimo. Non parliamo del top di sopra: corto che lasciava intravedere diversi centimetri del suo addome piatto e liscio. Sul petto potevi vedere una leggerissime pretuberanza, segno che le sue tette erano ancora in fase di crescita o forse come molte donne, gli sarebbero rimaste così a vita. Sta di fatto, che ogni tanto allungavo l’occhio sotto la scollatura del braccio per vedere qualcosa del suo seno acerbo, ma comunque invitante. Il bello era che come tutte le ragazzine, non si rendeva conto delle reazioni che poteva provocare nel corpo di un uomo che la osservava, o forse si e gli piaceva essere desiderata come tutti gli esseri umani. In definitiva, le prime due notti furono una lenta masturbazione visiva spiare il fisico di Martina. In aggiunta a tutto questo la sera, prima di ardomentarci, parlavamo di tutto un pò. Tra battute varie, discorsi più o meno seri, qualche volta da entrambe le parti ci toccavamo per rafforzare i discorsi. Niente di particolare, ma anche sentire la sua mano delicata sfiorarmi la coscia quando voleva richiamare la mia attenzione, mi provocava reazioni tra le gambe che cercavo di nascondere ogni volta con diversi sistemi: pancia sotto, gamba piegata, cuscino sul pisello e tutto quello che mi veniva in mente sul momento.
Il colpo di grazia per il mio pisello, arrivó proprio quel giorno che la vidi nuda. Durante tutta la giornata all’Expo non riuscivo che a pensare a lei. Che mi stava succedendo? Un uomo da poco entrato negli “anta” che perde la testa per la solita ragazzina? Eppure fortunatamente il sesso non mi mancava, anche in quei giorni la scopata “facile” era a portata di mano. Una delle due colleghe, Lidia (per altro scopabile) non aveva mai nascosto una certa simpatia per me e forse aveva accettato questo viaggio sperando che una sera in albergo mi fossi infilato nel suo letto. Ed allora perchè stavo letteralmente sbavando per Martina? Lo sai perché Chase, è come quando al mare ti sei fatto segare da Romina, al fascino della “carne fresca e di primo pelo” nessun uomo sà resistere. Quella giornata fu la più lenta della mia vita. Ogni tanto i nostri sguardi si incrociavano ed anche nelle situazioni più banali, come la coda per comprare un panino, ci toccavamo per i motivi più banali. Anche il suo abbigliamento da “passeggiata” era molto sexy, se sexy si puó definire il corpo di una ragazzina. Ogni tanto notavo anche gli sguardi di altri uomini che la “spogliavano” con gli occhi, gli stessi uomini che spesso erano accompagnati dalla propria signora. Quindi, dopo due ore di camminata senza parlarci, non appena le mie due colleghe si allontanano per andare in bagno, provo a dirgli qualcosa:
– “Scusami Martina per prima se ti ho messo a disagio, non era mia intenzione”
– “No… No… non è colpa tua… dovevo fare più attenzione io” Mi risponde abbassando la testa con il viso che inizia ad arrossire.
– “Non è colpa di nessuno, è successo. Punto. E poi se non altro mi hai fatto iniziare bene la giornata.” Gli dico sorridendo cercando di dare un tono scherzoso al discorso mentre gli tocco una spalla. Lei arrossisce nuovamente, poi si fà coraggio e continua.
– “Nessuno prima d’ora mi ha visto… mi ha visto nuda”
– “Bhè… questo faccio fatica a crederlo. Sei bellissima, ci dovrebbe essere la fila di ragazzi alla tua tua porta che ti chiedono di uscire” Le rispondo.
Lei vorrebbe rispondermi, ma in lontananza vediamo tornare Alessandra e Lidia. Il tour della fiera continua e Martina, quando si trova sola con me, inizia a parlarmi con più scioltezza, ma sempre facendo attenzione che le mie due colleghe non ascoltino. Mi dice che non ha un ragazzo, che tra le amiche è quella che viene meno notata e cose di questo genere. Ma chi cazzo frequenta? Dovrebbe avere davvero la fila di ragazzi sotto casa.
Finalmente la giornata giunge al termine e siamo nuovamente nella nostra stanza dell’albergo. Una volta dentro, l’atmosfera rispetto ai giorni precedenti e decisamente diversa. Martina è la prima a cambiarsi ed a mettersi quel pezzo di stoffa che chiama pigiama. Quando esce dal bagno, evita il mio sguardo e si siede sul letto. Sembra voglia dire qualcosa, ma non lo fa. È il mio turno ed un minuto dopo sono anche io pronto per la notte con i miei soliti boxer. Mi siedo vicino a lei, non sò cosa fare. Sono molto eccitato per tutto quello che è successo in questi giorni con lei. Una parte di me vorebbe toccarla, ma che dico? Una parte di me vorrebbe proprio farsi Martina! Ma l’altra parte sà che non è giusto. Con mia grande sorpresa è lei a sbloccare la situazione. Continua a non guardarmi e mi mette una mano sulla coscia. Un brivido mi attraversa la schiena e non riesco e resistergli. La voglio!
Giro la testa verso Martina ed avvicino la mia mano al suo volto, sotto il mento. Gli alzo delicatamemte la testa cercando il suo sguardo. Finalmente i nostri occhi si incontrano. Poi avvicino molto lentamente la mia bocca alla sua. Le nostre labbra si incontrano. È un bacio timido il suo ed io accetto i suoi tempi. Mentre le bacio il labbro superiore, lascio che la mia mano sinistra si faccia strada sotto la sua canottiera fino ad arrivare ai suoi piccoli seni. Li tasto uno alla volta, senza fretta. Sono duri come il marmo. Tra le mie gambe il sangue affluisce velocemente ed il mio cazzo inzia a gonfiarsi. Dopo averla baciata a lungo e toccato il suo petto, percepisco Martina un pò più rilassata. Quindi mi inginocchio davanti a lei ed inizio ad accarezzargli le gambe, a toccargli l’interno coscia. La vedo chiudere gli occhi per un istante. La lascio respirare, poi mi metto in piedi davanti a lei. Il bozzo nei miei boxer é evidente, la stoffa soffoca la mia erezione. Quindi prendo le sue mani nelle mie e le poggio sui miei fianchi mentre la guido nel calarmi i pantaloncini. L’erezione quasi completa e l’elastico, non facilitano il compito a Martina nella manovra. Capisco il suo imbarazzo e mi sfilo i boxer da solo. Il mio cazzo libero spunta fuori come una molla, dritto e duro davanti al suo viso. Lei lo osserva per qualche secondo, poi inizia a toccarmelo senza un movimento specifico. Prima lo afferra come fosse un manico di una scopa, poi con entrambe le mani lo accarezza in tutte le direzioni ed in tutti i modi come fosse gatto da coccolare. Il mio pisello diventa sempre più duro, avverto lo sperma farsi strada lungo l’asta. E brava Martina… non sai dove mettere le mani, ma il tuo tocco delicato è come una masturbazione che lentamente mi stà portando al culmine! La lascio fare per un pò, lascio che prenda mano con il suo nuovo giocattolo che si gonfia sempre di più. Poi cerco di guidare le sue mani sul mio uccello ormai dritto, glielo faccio afferare con la destra ed prendendo il suo polso, la porto a fare il classico movimento avanti ed indietro lungo la mia asta. Si muove velocememte, troppo. Non voglio venire subito, non voglio sborrargli in faccia ora. No, non voglio proprio sborrargli in faccia! Questo sarebbe troppo. Gli afferro nuovamemte il polso e la invito a rallentare. La sua presa delicata è comunque una sensazione indescrivibile. Sento lo sperma salire lungo l’asta e devo fermarla prima di schizzare. Gli sussurro di fermarsi e cerco di controllarmi, non voglio e non devo venire adesso. Ma l’eccitazione è troppo forte, provo a trattenermi e non spruzzo di getto, ma una piccola colata di sperma esce come una fontana dalla mia cappella sporcando le gambe di Martina che osserva la mia breve eruzione. Quindi cerco di calmarmi respirando lentamente come fossi un Maestro di yoga. Poi prendo nuovamente il controllo della situazione, mi piego in avanti verso di lei e con le mani sui suoi fianchi, la bacio invitandola ad alzarsi. Poi lentamente gli sfilo la canottiera. Ora i sui piccoli seni sono a pochi centimetri da me. Lei è immobile, lascia che sia io a condurre il gioco. Inizio a baciarle quei giovani seni acerbi, poi inizio a succhiarli come avessero del nettare al loro interno ed infine con la lingua gli stimolo i turgidi capezzoli. Decido quindi di passare ai piani bassi inginocchiandomi davanti a lei. La guardo negli occhi mentre dolcemente gli sfilo le mutandine di pizzo. Prima di gettarle da qualche parte, le uso per pulire le lunghe gambe lisce dallo sperma che leavevo schizzato qualche secondo prima. Ora la sua fica é davanti ai miei occhi, Martina nuda è davanti ai miei occhi! Il mio cazzo pulsa all’impazzata, il mio pisello non perde per un solo secondo la sua erezione ed inizia a reclamare un posto dove liberare il suo carico di sperma. Avvicino il mio viso tra le sue gambe, verso la sua intimità. Non ha una peluria pronunciata, ma abbastanza per eccitarmi più di quanto già non fossi. Infilo tutto il mio viso in mezzo alla sua fica, il mio naso si posiziona tra le sue grandi labbra che odorano di pulito, di fresco. Gioco con il suo giovane e forse inesplorato posto più intimo. Sfrego il mio naso nello spacco delle grandi labbra e provo a leccare le sue profondità. La sento umida, fradicia come un panno inumidito da poco e poi sento uscire dalla sua bocca un forte gemito unito ad uno spasmo incotrollato della sua fica. L’orgasmo è talmente forte che per un secondo le sue gambe cedono e Martina è costretta a poggiare le sue mani sulle mie spalle per non cadere. La guardo in faccia, è sudata, è rossa, ma non per la vergogna, stava godendo ed anche io ero giunto al limite, le palle doloranti erano un chiaro segno che le stesse andassero svuotate. Sono di nuovo in piedi, prendo la sua testa tra le mani e mentre la bacio ripetutamente, guido il suo fisico sul letto. Adesso Martina è completamente sdraiata, sembra una statua di marmo per quanto è bella. Mi posiziono sopra di lei in ginocchio, il mio cazzo dritto reclama la sua parte. Metto entrambe le mani all’altezza delle sue spalle e lentamente avvicino il mio bacino e la mia asta alla sua fica. Il mio cazzo dritto è quasi vicino alla meta, sento la cappella toccare le sue grandi labbra e lentamente farsi strada tra di esse. Avverto la sua fica bagnata, delicatamente entro dentro di lei, sento la sua carne viva avvolgere la mia cappella, poi Martina mi sussurra qualcosa:
– “Fai piano Chase, è la mia prima volta!”
Blocco la penetrazione quando ormai quasi tutta la mia cappella è avvolta dalla sua fica. Qualcosa dentro di me mi dice di fermarmi. Eccitato da morire anche per quella rivelazione e con il cazzo che stava per esplodere, sfilo il mio uccello dalla suo posto intimo. Lei mi guarda basita, poi mi sussurra altro:
– “Cosa ho fatto Chase? Ho… Ho sbagliato qualcosa?”
No, non aveva sbagliato nulla, forse io stavo sbagliando qualcosa, ma ormai era troppo tardi per tornare indietro. Così con una mano le accarezzo il viso e gli dico:
– “La tua prima volta dovrai farlo con una persona a cui tieni, una persona che ami. Dovrai fare sesso per amore e non solo sesso”
E prima che mi possa rispondere, la coinvolgo in qualcosa che si avvicina ad una scopata, qualcosa che lascerà entrambi appagati.
La bacio con passione, mentre con una mano gli accerezzo la sua giovane fica ormai umida. Faccio scivolare il dito medio su e giù lungo lo spacco, la mano è fradicia dei suoi umori, smetto di baciarla per concentrarmi tra le sue gambe e delicatamente inserisco nel suo buco vergine il mio dito. Lo muovo in tutte le direzioni, avanti e i indietro, fino allesue profondità più nascoste. La sento godere di nuovo, questa volta il suo ansimare è più forte, inarca la schiena più volte, posso sentire la sua fica pulsare e mi accorgo che la mia mano é completamente fradicia e che la fica gronda dei suoi umori bagnando leggermente le lenzuola. Martina è rossa in viso, inizia a sudare.
Mi sto eccitando nel vederla godere così, ma ora è il mio turno, devo svuotarmi.
Con il cazzo ancora in una semi erezione, ma sicuramente duro e gonfio, poggio la mia asta sul suo stomaco ed inzio a strusciare il mio uccello sul suo addome. Mentre mi masturbo sopra di lei, la bacio con passione e per la prima volta lei mi prende la testa quasi non volesse lasciarmi piú. Io continuo a sfregare il mio cazzo sopra di lei, lo struscio diverse volte… una, due… cinque, sei volte… sento la sborra salire lungo il mio pisello… la pelle del mio cazzo in tiro mi stira le palle regalandomi un piacere in più… ci sono quasi… continuo a strusciarmi su di lei come un cane in calore… sento che sto per venire… ci sono… vengo, sborro… avverto della crema calda sulla mia pancia… spruzzo una volta, due, tre, quattro… un tappeto di sborra si crea tra i nostri corpi, sento i nostri addomi incollarsi e poi staccarsi l’uno dall’altro… lo sperma sembra non finire mai… altre schizzate le sento uscire dalla mia cappella… infine esausto e svuotato, rimango in ginocchio davanti a lei. Il mio cazzo continua pulsare ma senza eiaculare, Martina osserva la sua pancia con sopra un lago di sperma e con le mani tocca quella crema che fino a quel momento non aveva mai visto. Infine allunga le sue mani sul mio pisello ormai sfinito stringendolo senza un motivo tra le sue mani e regalandomi un’utima schizzata dovuta più alla strizzata che per un reale orgasmo. Pochi minuti dopo siamo entrambi sotto la doccia!
Il giorno seguente torniamo tutti nella nostra città, soddisfatti della nostra breve vacanza. Martina sembra diversa ed è facile intuirne la motivazione. È tarda sera quando la riaccompagno alla sua abitazione dove ad attenderci c’è il padre. Martina quando lo vede gli corre incontro felicissima. Giuseppe mi stringe la mano ringraziandomi diverse volte, non aveva mai visto così felice la propria figlia. Li saluto entrambi mentre li vedo entrare in casa e mi dirigo verso la mia auto. Faccio pochi passi, ed improvvisamente due braccia avvolgono il mio petto fermando la mia camminata. È ancora Martina. Mi guarda fissandomi negli occhi, i suoi sono lucidi. Poi dà un rapido sguardo alle sue spalle ed infine mi bacia sulla bocca.
– “Grazie Chase” Mi dice infilandomi un pezzo di carta nella tasca dei jeans e correndo nuovamente verso casa. Sorrido con me stesso e mentre apro lo sportello dell’auto, butto un occhio al foglietto e leggo cinque semplice parole: Non Scordarti Mai Di Me!
Lascio quell’abitazione con un senso di vuoto, quella ragazzina mi mancherà e sono certo che non la dimenticherò mai!

chase90