L’Aurora Sboreale

AuroraMi stavo lentamente svegliando e mi sentivo già bagnato in mezzo alle gambe. Apro gli occhi e vedo il viso di Aurora sul mio pisello mezzo eretto. Metto a fuoco, ed osservando meglio, é palese che il mio uccello ha trovato un posto caldo ed accogliente dentro la sua bocca. Vorrei dire qualcosa, ma sono talmente sorpreso, che la lascio fare. La vedo muoversi con la lingua lungo all’asta e poi intorno alla cappella. La osservo, ma non avverto alcun piacere. Dovevo essere giá venuto durante il sonno, ed ora lei stava ripulendo la mia sborra, ma invece che usare un panno, delle mutandine, qualunque cosa, mi stava lavando via lo sperma con la lingua. Finita la pulizia si passa la stessa intorno alle labbra come un gatto, mi lascia nudo sul letto con il pisello che ormai si stava afflosciando definitavemente, ed esce dalla stanza.
La sensazione di libertà che ti dà il dormire nudi è innegabile. Il rovescio della medaglia è che il tuo fisico, fuori controllo, è sotto gli occhi (e le mani) di tutti. Lavoretti con la bocca me ne avevano fatti, ma raramente ho incontrato ragazze che ingoiassero lo sperma. Di norma quando sborravo dentro di loro, lasciavano che lo sperma colasse lungo i bordi delle labbra sputandolo fuori ad ogni spruzzata, ma incontrare qualcuno a cui piacesse proprio ingoiarlo, era raro. Aurora era una di loro, ed io l’avevo soprannominata, a sua insaputa, “L’Aurora Sboreale” proprio per questa sua passione che mi confessò la prima volta che l’ho incontrata (e conosciuta).
É una giornata lavorativa come tante di qualche mese fa, esausto dopo aver faticosamente portato a casa un nuovo contratto per l’Azienda, decido di uscire prima da lavoro ed andare a rilassarmi in palestra per una bella sauna bollente. Dietro il bancone dell’accoglienza trovo Teresa, la titolare, una quarantenne di origini Iraniane con i fianchi un po’ larghi, una bella chioma di capelli ricci ed una carnagione scura tipica del suo paese d’origine, il tutto messo in risalto da una splendida dentatura bianca che lei regolarmente circonda con dei rossetti rosso fuoco. Insomma, se non fossi un socio regolare e con una certa reputazione “seria” dietro le spalle, una botta (ma anche due) gliela avrei data. La saluto e mi dirigo nei camerini della palestra. Quindi mi spoglio completamente, avvolgo l’asciugamano attorno alla vita e mi butto dentro la sauna. Dentro non c’è nessuno e resto dentro a godermi i novanta gradi del bagno Turco fino a che non mi bruciano la pelle ed i polmoni, poi esco e vado a sdraiarmi nella zona relax. Appena entro nella saletta vedo che un lettino è già occupato da un’altra persona. É una donna, indossa l’asciugamano anche lei stretto attorno al corpo lasciando scoperte le spalle, la testa e le gambe. Ne scelgo un altro poco più in là e mi sdraio. Faccio finta di niente ma ogni tanto la osservo. Dal viso, non bellissimo ma passabile, giudico che abbia sui ventisei, ventisette anni. Lei poi ad un tratto si alza, và al tavolo delle bevande e prende un the freddo. “Non è male tutto sommato” penso mentre la vedo bere: bionda, longilinea, con un paio di gambe quasi perfette (e se non fosse per dei polpacci troppo pronunciati anche abbastanza attraenti) che escono da sotto l’asciugamano. Dopo aver bevuto, la vedo uscire dalla sala. Continuo ad osservarla/spiarla segretamemte e la vedo entrare nel bagno Turco. Qualche secondo di esitazione e poi decido di seguirla. Entro e vedo la ragazza seduta sulla destra, gli passo davanti e mi siedo quasi di fronte a lei. Per un secondo ho pensato di entrare nudo, ma poi riflettendo mi sono detto che non era il caso, così mi sono tenuto l’asciugamano attorno alla vita e mentre mi siedo lo sistemo in modo da far intravedere il mio uccello.
«Buonasera» dico per rompere il ghiaccio.
«Ciao» risponde lei dirottando verso un linguaggio amichevole e passando a darmi del “tu”.
«Vengo spesso qui, ma… non ti ho mai vista» provo ad indagare.
«Ho vinto un ingresso omaggio in questo centro, facendo la spesa e raccogliendo punti in un Supermercato» mi risponde avvicinandosi a me.
Siamo lontani al massimo due metri ed il vapore è tantissimo, continuiamo a parlare di argomenti più o meno futili per almeno dieci minuti, poi dopo un po’ lei con naturalezza lascia cadere l’asciugamano sulle cosce scoprendo i seni, se di seni si può parlare. Sono davvero piccoli, è quasi piatta, sembra una tavola da surf. Ma stranamente quel fisico da ragazzina acerba comunque risveglia il mio amico in mezzo alle gambe. Così mentre un principio di erezione si palesa sotto l’asciugamano, continuiamo per altri cinque minuti almeno con banali conversazioni. Il mio pisello non accenna ad ammosciarsi, rimanendo gonfio per tutto il tempo della chiacchierata, così cerco di non guardarla e di pensare ad altro mentre lei parla.
«Ma non ci siamo ancora presentati… il mio nome è Aurora» mi dice alzandosi cercando di stringermi la mano e lasciando cadere definitivamente l’asciugamano sulla panca rivestita di piastrelle di porcellana. Ora è completamente nuda ed il vapore crea delle piccole bollicine d’acqua su tutto il corpo creando una sorta di patina sul suo fisico. La osservo attentamente in quei brevissimi secondi che impiega per avvicinarsi a me, ed ora con lei così vicina, ho la certezza che le sue tette sono inesistenti, quelle sul petto sono più due piccole albicocche che seni ed in mezzo alle gambe è completamente liscia. Il tempo si dilata e non posso non notare che la sua fica sembra tutta “un pezzo”, le sue grandi labbra serrate sembrano incollate l’una all’altra e non lasciano intravedere altro se non un solco pronunciato a malapena. Mi domando quale sforzo un futuro pretendente debba fare per trovare il suo buco.
«Ciao Aurora… io sono Chase» le rispondo.
«Che hai Chase? Ti metto a disagio?» continua lei ridendo mentre si siede accanto a me e riportandomi alla realtà.
«No, No… solo un leggero dolore alle ossa del collo… deve essere lo stress unito ad una maledetta cervicale…» provo a mentire.
«Sei fortunato, in passato ho fatto la fisioterapista per pagarmi l’università, se vuoi ti faccio un massaggio… girati» mi dice retoricamente mentre si avvicina un po’ di più a me ed iniziando a toccarmi le spalle. Il suo tocco è delicato, ma non fa altro che aumentare la mia eccitazione invece di rilassarmi. L’erezione è ormai evidente e si palesa con l’asta del mio pisello che alza completamente l’asciugamano.
«Come và, ti senti meglio?» mi sussurra all’orecchio poggiando i sui piccoli seni sulle mi spalle.
«Eh? Ah… sì, si… sei brava, è proprio quello che mi ci voleva» rispondo cercando una via d’uscita a quella situazione.
«Sei completamente legato… devi lasciarti andare di più… dai, prova a scioglierti un po’…» mi dice alzandosi ed invitandomi a fare altrettanto tirandomi un braccio «togliamo questo e mettiti a pancia in giù» continua poi lei mentre mi toglie l’asciugamano senza chiedermi nulla. Ora sono anche io completamente nudo, davanti ad Aurora e con il cazzo dritto. Lei ovviamemte mi guarda tra le gambe, ma non sembra molto imbarazzata e prima che io possa parlare, è Aurora a dire qualcosa:
«Cavolo Chase… niente male, hai un bel bastone tra le gambe… davvero!»
«Grazie, ma… anche tu non sei male, hai un fisico fantastico» gli dico avvicinandomi a lei con il mio periscopio sull’attenti e con le mani pronte a palpeggiarla ovunque. Ma non appena la mia cappella “sbatte” sulla sua fica, lei mi ferma verbalmente.
«Aspetta Chase… non voglio scopare» mi dice allontanadosi da me e tornando a sedersi «se vuoi fare sesso, esco subito da qui, mi alzo, me ne vado e non otterrai niente» conclude poi.
«Scusa Aurora… ma credevo che…» provo a giustificarmi mentre mi allontano.
«sssshh… non dire nulla, ho detto che non voglio scopare, non che non ti avrei fatto stare bene» mi dice afferrando il mio cazzo tirandomi a sè. Così inizia a toccarmi le palle, a giocarci lentamente. Mentre lo fa, apre le gambe lasciandomi avvicinare di più a lei. Poi afferra con più vigore le mie palle e tirandole verso il basso, porta con sè la pelle scoprendo la cappella. Quindi afferra il mio cazzo e delicatamemte inizia a masturbarmi piano piano, lasciando che la sua mano scivoli su e giù lungo tutta l’asta in erezione. L’eccitazione è alle stelle, ed il fatto che qualcuno possa sorprenderci in quella situazione, mi provoca un brivido lungo la schiena. Lei continua a segarmi ed io sento la sborra farsi strada lungo il canale del mio uccello, lo masturba con maestria, lentamente e poi veloce, a volte con movimemti rotatori della mano me tre fa su e giù… il mio cazzo è durissimo, pulsante… sento che sto già per venire e non riesco a trattenere un gemito:
«aaahh… si, non fermarti Aurora».
«Non preoccuparti, ci sò fare… posso tenerti in bilico quanto voglio, verrai quando lo deciderò io» mi sussurra dolcemente mentre smette di far scivolare avanti ed indietro la sua mano lungo il mio uccello e schiacciando con forza la cappella tra l’indice ed il pollice, mentre con l’altra mano lo stringe forte alla base bloccando così sul nascere l’orgasmo in arrivo. Rovescio la testa all’indietro poggiando le mie mani sulle sue spalle mentre mi lascio andare con un altro gemito.
«aaahhh… lascia che mi liberi… aaahh».
«Devi aspettare ancora un po’ Chase» mi dice mentre con le mani inizia nuovamemte a stuzzicare i mie testicoli, li accarezza, li stringe, li pizzica, li tira verso il basso leggermente «Senti che palle gonfie che hai, piene di sborra… te le svuoterò fino all’ultima goccia» aggiunge poi mentre continua a torturarmi. Sono al limite, le palle le sento davvero piene di sborra ed iniziano anche a farmi male.
«Sei pronto a schizzare Chase?» mi provoca lei mollando la presa del mio uccello.
«Si… ahhh… sto per venire… non smettere».
«Prima di venire, devi fare una cosa per me» mi chiede Aurora salendo sulla panchina in legno mettendomi la sua fica davanti alla faccia.
«Leccala!» mi ordina prendendo la mia testa tra le sue mani. Eseguo con piacere, mentre il mio cazzo pulsa ed inizia a colare sperma senza stimolazione. La sua fica è umida, completamente fradicia, ma non per il vapore, mentre passo la mia lingua lungo il suo spacco, percepisco che durante tutta la mia masturbazione anche lei si era eccitata. Le sua labbra pulsano già dopo cinque o sei leccate. Aurora è bagnatissima ed emette un gemito anche lei.
«Continua Chase… aahhh…» mi dice lasciando la presa della mia testa e poggiando le sua mani sulle mie spalle. Avverto un tremolio delle sue gambe, che per un secondo sembrano cedere, piegarsi su sè stesse, poi un altro spasmo della sua fica mi dice che il suo orgasmo è arrivato. Io sono carico, gocce di sperma continunano ad uscire dalla mia cappella. Così decido di svuotarmi definitivamente, non resisto oltre. Afferro l’asta ed inizio a masturbarmi da solo cercando la spruzzata finale. Ma Aurora se ne accorge e salta giù dalla panchina.
«Fermo! Questo è mio» mi dice spostando la mia mano mentre si inginocchia prendendo in bocca il mio cazzo. La sua lingua si muove lentamente intorno alla mia cappella, mentre la sua mano destra smanetta lungo l’asta «voglio spremerti tutta la sborra che hai dentro… fino all’ultima goccia» mi dice mentre riprende fiato e guardandomi dal basso.
Sento che stò per venire, percepisco lo sperma salire lungo l’asta ed ecco che arriva il primo spasmo, ma è con il secondo che inizio a sborrare.
«Vengooo…» dico qualche secondo prima dell’esplosione più per avvisarla della botta di sperma in arrivo più che per l’orgasmo in sè. Lo sento arrivare inarrestabile ed un ulteriore afflusso di sangue al pene lo fa diventare sempre più duro, teso e mentre lo sperma sale velocemente, ho la sensazione che stiano per scoppiarmi le palle. Il mio cazzo inizia con una serie di forti spasmi e la bocca di Aurora è inondata da potenti schizzate. Sborro… una volta… due… tre… riempio di sperma la bocca di Aurora che non tira fuori il mio cazzo dalla sua bocca, lascia che io le venga dentro… schizzo ancora una volta… cinque… sei, sette spruzzate… sono un vulcano da troppo tempo inattivo e mentre vengo osservo Aurora… non smette di succhiarmelo, ma soprattutto non vedo sperma uscire dalla sua bocca, ad ogni spruzzata ingoia tutto… nessuna colata di sborra esce dai lati delle sue labbra… poi ad un certo punto, finalmente, dello sperma inizia a colargli sul mente ed Aurora è costretta a staccarsi dal mio pisello.
«wooow Chase… non avemo mai visto un uomo sborrare così tanto…» mi dice con un tono di voce di chi sembra stia affogando «normalmente ingoio tutto, ma tu… tu hai sborrato oltre ogni limite… aaah, come mi eccita far venire l’uccello di un uomo in questo modo» conclude mentre con la mano rallentando mi tira fuori un altro paio di schizzate che finiscono dritte sul suo seno adolescenziale.
Finalmente mi svuoto completamente e mi siedo sfinito accanto a lei mentre il mio cazzo continua ad esalare gli ultimi spasmi ma senza eiaculare.
«Sei… sei stata strepitosa Aurora… era un bel po’ che non sborravo così…» gli dico con voce affannata.
«Te lo avevo detto che ero brava…» mi dice passandosi la lingua tra le labbra e lavandosi lo sperma da esse «ora devo andare, ci vediamo Chase» mi risponde concludendo la conversazione mentre si avvicina all’uscita della sauna.
«Aspetta…» gli dico mentre lentamente il mio cazzo unto si affloscia «possiamo rivederci?» concludo io.
«Eh no caro Chase, cosa credi? Sono una rispettabile studentessa io… ho solo questo piccolo vizietto… mi piace fare seghe ad emeriti sconosciuti, se ci incontrassimo ancora, non saresti più uno sconosciuto, ma diventeresti qualcosa di più, ed io non voglio, quindi… accontentati di questo bel momento passato» mi dice terminando il discorso e chiudendo la porta della sauna dietro a sè.
Completamente sudato, più per il lavoro di bocca di Aurora che per la sauna, esco poco dopo anch’io dalla sauna e vado a farmi una doccia. Venti minuti dopo sono fuori dalla palestra e non appena varco la soglia della porta, una voce familiare ferma la mia camminata.
«Chase… aspetta».
Mi giro e vedo Aurora che si avvicina a me con un bigliettino in mano.
«Ho riconsiderato quel mio discorso e…» respira per qualche secondo mentre si guarda intorno se eventuali orecchie indiscrete stessero in ascolto «…e sei il primo a cui non riesco ad ingoiare tutta la sborra» aggiunge consegnandomi un fogliettino «voglio la rivincita, chiamami quando vuoi» conclude lei.
«Lo farò» gli rispondo serafico sbattendo più volte il bigliettino sul palmo della mano.
«Ci conto» conclude lei sorridendo ed allontanadosi da me.
Ora dovrei raccontarvi come è andato il nostro secondo incontro, che ho iniziato con questo racconto ed interrotto poi per “presentarvi” Aurora, ma la storia merita un capitolo tutto per sè e dovrete aspettare un po’ per il seguito.L'Aurora Sboreale

chase90