Quella Voglia In Mezzo Alle Gambe!

Mara
Nel suo essere diretto, tutto sommato era stato carino:
«Hai una fica bellissima Mara, pelosa e curata» mi scrisse la seconda volta Chase «ed anche il tuo seno è di una femminilità notevole» continuò poi aggiungendo altri particolari sulla mia fisicità prorompente! Perchè avessi accettato di “giocare” con lui all’inizio, tramite E-Mail, con confessioni private e scambio reciproco di foto, ancora me lo domando, ma se me lo chiedete oggi, dopo anni di amicizia con Chase, vi rispondo che se non lo avessi fatto, mi sarei sicuramente pentita. Ma facciamo un passo alla volta, il tempo per raccontarvi la mia storia, la nostra storia, lo troveremo.
La prima volta che invece ho visto l’uccello di Chase, non credevo ai miei occhi. “Non può essere così grosso, è un fotomontaggio” dissi a me stessa. Ma dentro di me, mentre una mano lentamente scivolava in mezzo alle mie gambe, speravo vivamente che quel pezzo di carne fosse vero. Non che di piselli non ne avessi mai visti, era già da un po’ che avevo superato gli “enta” e di volatili tra le mie mani (e nel mio sottobosco) ne erano passati, ma questo, quello di Chase, era un bel cazzo “over size”, almeno dalla foto!
Ma perchè il presente racconto abbia un significato maggiore, facciamo qualche passo indietro, un tuffo nel passato, nel mio passato e… perdonatemi questi salti temporali, ma di carne (in tutti i sensi) al fuoco, ce n’è molta!
Mi chiamo Mara, o almeno così mi piace farmi chiamare in Rete, ed ho conosciuto Chase (a quei tempi solo virtualmente) parecchi anni fa tramite le sue storie. Non avevo mai scritto ad un autore di racconti, tanto più di quelli erotici, ma nei suoi avevo trovato qualcosa di diverso, di particolare, non erano le solite storie con spacconerie varie tipo “mi sono scopata questa sul treno”, “ho fatto sesso con due ragazze poco piú che ventenni” e cose simili, o con le descrizioni di sesso fine a sè stesse. Nei suoi romanzi c’era, o meglio c’è, sempre «la storia», quella storia che in un modo o nell’altro, ti lascia qualcosa dentro… e non solo in quel senso! Ma andiamo per ordine e prima di parlare di noi, di me e Chase, lasciate che mi presenti raccontandovi qualcosa di me… si, lo so, sto facendo la preziosa, è la seconda volta che lo dico, ed ancora non sono arrivata al dunque. Lo faccio ora.
Non ricordo esattamente la prima volta che ho fatto sesso e meno ancora la prima volta che mi sono masturbata, che ho esplorato il mio posto più intimo, forse avevo sedici anni, o forse poco meno, non me lo ricordo proprio. Quello che invece è indelebile nella mia testa, sono gli sguardi che i miei coetanei mi regalavano quando ero appunto adolescente. Il mio fisico, a differenza delle mie coetanee, sviluppò abbastanza velocemente. Non ero tra le più alte, questo lo ricordo bene, ma certamente sono stata quella che ha sviluppato il seno prima di tutte. In spiaggia mi guardavano tutti e prima che mia madre mi obbligasse a mettere il reggiseno, anche gli adulti furtivamente mi osservavano. Io ero ancora ingenua per la mia età e se considerate che stiamo parlando degli anni “novanta”, quando ancora esisteva l’innocenza nelle ragazzine, che a differenza di quelle di oggi, dove la maggior parte sono già mezze puttanelle che ti regalano la propria fica per una ricarica telefonica, capirete che vedere delle tette, anche se molto giovani, suscitava interesse e curiosità!
Mi ricordo che in spiaggia ero sempre quella più ricercata per fare passeggiate sul lungomare, per fare una nuotata… i ragazzi facevano a gara per stare con me o invitarmi a giocare, qualunque cosa pur di starmi vicino e con una scusa qualsiasi toccarmi le tette. Non che ci fosse chissà cosa da toccare, ma per dei ragazzini ancora verginelli, due noci di cocco sul petto di una ragazzina, erano comunque un gran bel passatempo. Un passatempo che come ho detto, è finito molto presto, quando le mie due noci di cocco sono diventate due tette degne di questo nome in breve tempo (a sedici anni vantavo già una seconda) e quando gli sguardi di persone più grandi divennero insistenti, mi resi conto su che era ora di coprirle (anche perchè se non lo avessi fatto, mio padre non mi avrebbe piú fatto uscire di casa).
Ma come ho già detto, non ricordo bene quando mi avvicinai esattamente al sesso, ecco perchè ho deciso di raccontarvi brevi storie del mio passato, pescando a caso i ricordi nella mia testa come quello che vi ho appena descritto e lasciando che siano “loro” a presentarmi al meglio.
Ora che ci penso… ma si, forse potrei dirvi anche di quella volta che “qualcosa”, a parte le mie dita affusolate, è entrato nella mia allora giovane ed inesplorata fica. Ero giovane, molto giovane, ma uno spirito da zoccoletta che, saró sincera, aspettava solo di essere svegliato! La mia fichetta iniziava a prudermi, ed il mio buchino minuscolo e fresco, ancora inesplorato nelle profondità (dove un semplice dito medio, il mio, non puó arrivare) persino da me, reclamava attenzione.
Tutto è iniziato quella sera, una sera di fine estate di Settembre, dove una mia amica più grande di appena un anno, Elisabetta, mi domandò improvvisamente tra una chiacchiera e l’altra, come stavo messa con il sesso:
«Ti sei mai masturbata Mara? Ti hanno mai leccato la fica?».
«No… no…» gli risposi timidamente «cioè…. ogni tanto mi tocco, mi masturbo… mi metto un dito lì dentro e me la sgrilletto un po’» continuo poi.
«Vuoi sentire che sensazione si prova quando uno te la lecca tutta quanta? Oppure che si prova ad avere un pisello dentro di te?» mi domanda di nuovo la mia amica.
«Tu lo hai già fatto Elisabetta?» gli chiedo cercando di prendere tempo per la risposta.
«Forse si, forse no… ma l’ho chiesto prima io… vuoi sapere si o no cosa si prova ad avere un pisello tra le gambe?».
«Si… certo, perchè no… voglio provare» gli rispondo.
Cosi andiamo in cucina, Elisabetta apre il frigorifero e prende dei citrioli e delle banane. Poi torniamo in camera sua, chiude la porta a chiave ed avvicinandosi lentamente a me con un sorrisino di chi sa il fatto suo, mi prende, mi toglie la gonnellina a righe rosse e nere, gli slip bianchi ricamati da mia nonna (che ancora oggi conservo gelosamente) e poi mi apre le gambe.
«Sei ancora liscia qua sotto amica mia» mi dice Elisabetta mentre inizia a leccare dolcemente una banana per poi passare dopo pochi secondi a leccarmi la fica.
«Ora ragazzina, capirai cosa significa sentirsi donna…» mi dice mentre continua ad inumidire con la lingua il mio posto più intimo e la banana. Quindi dopo avermi fatto bagnare tutta (ci sapeva fare con la lingua) inizia lentamente a infilarmi la banana nella fica, prima piano piano, poi, una volta che il frutto iniziò a scivolare ed uscire senza difficoltà, sempre più velocemente. Ricordo che le mie gambe iniziarono presto a tremarmi seguite da diversi spasmi della mia giovane fica.
Poi Elisabetta passa a leccare il citriolo e dopo averlo bagnato per bene, introduce anch’esso nel mio giovane buco. Giocó con la mia fica per un tempo che mi sembrava infinito, infilando e sfilando quel citriolo più volte dalla mio buchetto, fermandosi solo quando ormai esausta e grondante di piacere, con la fica ormai fradicia, non mi scappa un grido di piacere mentre le mie giovani gambe piegandosi mi costringono a sedermi a terra.
Da quel giorno ho capito che quella voglia in mezzo alle gambe, quel piacere solitario, a volte è sottovalutato, cosí quando Chase è fuori per delle settimane a causa del suo lavoro e non puó raggiungermi nella mia città, io continuo a masturbarmi. Certo, quando lui non c’è potrei rivolgermi all’uomo che vive con me, quello che dovrebbe essere mio marito, ma sotto le coperte lui è un disastro, come nella vita di coppia del resto e non avendo bambini forse dovrei tirare fuori dal cassetto le pratiche per la richiesta di divorzio che da troppo tempo rimando, ma… niente, questa è un’altra storia e ve la racconteró un’altra volta, torniamo ai mie racconti ed alle mie masturbazioni.
Premetto, comunque, che non sono una felice sostenitrice della masturbazione, solo credo vivamente che in assenza di “risorse” etero, meglio un ditalino che il digiuno o del sesso a pagamento. Su questo io e Chase la pensiamo allo stesso modo. A noi piace il sesso, darci piacere, ma spesso le nostre attività lavorative (e le nostre vite private) ci costringono a stare lontani per molto tempo l’uno dall’altra, ed allora la masturbazione tampona le nostre reciproche assenze. Ovviamente sempre ammesso che non sia disponibile un compagno, o una compagna, di “passaggio” per sopperire alla mancanza di cazzo per me o di fica per Chase.
Ma… vi sto confondendo? Accidenti… forse vi ho lasciato intendere che io e Chase stiamo insieme? Non credo di averlo scritto. Peró mi sembra di sentirvi, avverto la vostra curiosità, volete sapere se siamo una coppia, magari come si dice oggi, “aperta”? Vi rispondo come rispose Elisabetta a me quella sera:
«Forse si, forse no».
Ma continuiamo con l’argomento “masturbazione” e metto in mezzo pure lui, Chase, confermando che in ogni caso ci piace se unita anche ad una sana vita sessuale “classica”. E poi siamo sicuri che lo fanno tutti quando la loro dolce metà è assente, magari sotto la doccia, noi però lo ammettiamo senza problemi. Anche perchè, dopo attente riflessioni, io per prima sono giunta alla conclusione che la masturbazione (ditalino o sega che sia) è un modo di darsi piacere che non teme paragoni!
È la fedele compagna che non ci tradisce mai, colei che ci sa consolare anche nei momenti di nera disperazione, quando nessuno è disposto a fare sesso, lei è lì che viene (in tutti i sensi) in tuo soccorso, lei che non ci dice mai di no, lei con la quale possiamo sfogare la tensione, lei che è sempre disponibile nei nostri confronti!
La masturbazione mi piace, come mi piace masturbare e confesso di non aver mai trovato una persona in grado di farmene una con la stessa bravura e dovizia che contraddistingue le mie mani d’artista. Se tra le mie gambe non ci sono le mie mani, o si va troppo veloci o si va troppo lenti. Mi hanno masturbata moltissime volte nell’arco della mia vita (mi sto avvicinando agli “anta”) ma non è mai stata la stessa cosa, perché l’azione era dipendente anche da un’altra persona. Certo, ho avuto anche grandi orgasmi quando mi hanno masturbata altri, ma non è mai la stessa cosa.
Pura soddisfazione personale, questo è toccarsi, questo è il ditalino, l’autoerotismo. Il non dovere essere mai grati a qualcuno alla fine, non doverlo mai chiedere ed averlo sempre a disposizione, ne fanno una cosa unica al mondo. La masturbazione non pensa, non parla, non sente e non è mai incazzata, fa solo quello per cui esiste: dare piacere fisico!
«Ed il rapporto sessuale allora?» Vi starete chiedendo dove colloco la scopata vera e propria. Bhè… non fa parte di questa storia, di questa specie di racconto che parla del mio passato e che serve a presentarmi un po’ alla volta, ed anche se posso dirvi subito che (ovviamente) il sesso “vero” non si batte, riprenderemo l’argomento più avanti.
Torniamo all’autoerotismo e rispondo ad una delle prime domande che mi fece a suo tempo Chase nelle sue E-Mail.
«Ti piace la leccata di fica?».
Grandiosa, ma non è comunque la stessa cosa, non è masturbarsi da sè, in quanto per averlo è necessaria, ripeto, l’opera di un’altra persona, come con Elisabetta quando mi infiló dei vegetali nella fica.
Ora non vorrei essere fraintesa o creare un paradosso dopo aver scritto quanto avete appena letto, ma davvero niente e nessuno può competere con l’amata sgrilletata. Sei lì, magari sul divano, musica soft come sottofondo, completamente nuda. Inizi a rilassarti, a massaggiarti le tette, lasciando poi che lentamente la mano scenda nelle parti basse. Ti tocchi, ti accarezzi, lascia che lentamente la tua fica si bagni, che diventi fradicia, per poi tornare su e giocare con il seno.
Personalmente mi sento, a volte, come un’artista del circo quando afferro una delle mie mammelle e cerco di tirarla su per succhiarmela da sola.
Accidenti… ora che ci penso, non mi sono descritta fisicamente e credo vogliate sapere piú o meno come sono, giusto? Bhè… questa specie di racconto/presentazione si è allungato troppo rispetto alle previsioni, vi dirò qual è il mio aspetto più in là, per ora, visto che parliamo di tette, vi dico subito che le mie sono molto grandi, si sono sviluppate esageratamente nell’arco di un paio d’anni durante l’adolescenza. Posso dirvi che ho una quarta e che sono leggermente calate, con delle grosse areole intorno ai capezzoli. Agli uomini (come Chase) piacciono molto perchè possono giocarci e toccarle sia durante l’atto sessuale, sia nei momenti meno spinti, come quando siamo in pubblico e durante un bacio la mano arriva a strizzarle. Qualcuno le “usa” anche come presa “ferma” quando sono a novanta gradi e mi prendono da dietro, avverto che gli piace sentire che le mie tette riempiono le loro mani mentre loro riempiono me con i loro cazzi gonfi. Vi piacerebbe vederle? Bhè… di chi pensate siano le foto della copertina di questo racconto?
Mi piace masturbarmi, come vi dicevo, perchè prendo i miei tempi, qualche volta stringo talmente forte le mie tette e le succhio con tale vigore, che spesso mi nutro del mio stesso nettare che esce dai miei capezzoli. Mi piace vedere uscire quel liquido biancastro dai miei capezzoli e sentirlo scivolare lungo il mio seno. Adoro stare con me stessa, sempre, sia nei momenti di “magra”, sia nei periodi in cui ho un amico di letto con cui faccio sesso.
Ecco perchè mi tocco, mi masturbo. Io non posso fare a meno di fare sesso, di scopare, anche tutti i giorni e quando questo non é possibile per i motivi di cui sopra, ecco che ricorro all’autoerotismo. Io adoro fare sesso e se la persona con cui lo faccio è anche il centro dei miei sentimenti, come Chase, il tetto delle sensazioni cresce irrefrenabilmente.
No, tranquilli, non voglio parlare oggi di amore e sesso, perchè l’argomento è troppo vasto da affrontare in questa “storia” già di per sè zeppa di argomenti vari, ma… quaranta secondi glieli voglio dedicare, ormai ci sono.
Come si potrebbe vivere per sempre senza l’amore? “Impossibile” direbbe qualcuno, io dico come si potrebbe vivere senza sesso quotidiano! Certo… anche l’amore è necessario, sia pure non duraturo. Ma la masturbazione, la sgrilletata (la sega per gli uomini) é un momento mio, attimi privati del tutto personali e che guai se mancassero dalla mia vita. Questo senza nulla togliere all’eventuale persona amata, o amico di letto, ai quali non negherei mai il piacere del sesso per ragione alcuna (salute permettendo).
Quante volte mi è capitato di farmi un bagno dopo un rapporto ed abbandonarmi alla masturbazione nella vasca, pensando al rapporto appena finito. Non mi basta mai. Lei, la masturbazione, è l’unica confidente sessuale con la quale sono veramente sincera, che chiamo solo quando la desidero, che non ho paura di offendere quando non la voglio e che sono quasi sicura che mi accompagnerà per tutta la vita… anche quando non potrà più far nulla per me, un giorno.
Sono un maniaca? Una pervertita? Non credo, anzi, ne sono certa!
Non mi sento egoista pensando al mio piacere personale, nè tantomeno sporca, io quando faccio sesso penso al mio obiettivo, il mio primo obiettivo, cioè la soddisfazione di lei, della mia fica!
In conclusione, quindi, vi starete facendo qualche domanda:
«Preferisco la masturbazione al rapporto sessuale?».
No, sono due cose diverse. L’una non esclude esclude l’altra!
«Mi ritengo una buona amante/compagna?».
Ci potete mettere la mano sul fuoco, anzi, il vostro pisello che sotto le coperte non sono seconda a nessuna!
«Cosa penseresti se il tuo “lui” si masturbasse?».
Credo che tutti abbiano gli stessi diritti, ma non mi sentirei tradita. É una cosa naturale, tutti lo fanno, ma pochi hanno il coraggio di ammetterlo. Troppo spesso sul lavoro sento colleghe che mi raccontano che quando il loro marito è fuori, magari per la partita di calcetto, si dedicano al piacere personale. Ovviamente il loro “lui” non lo sà e molto probabilmente farà lo stesso quando la moglie è fuori.
Accidenti, ho commesso l’errore di Chase, mi sono dilungata sul mio passato e non vi ho, anzi abbiamo scritto… già, perchè avrete capito che questa mia breve biografia è stata scritta a tre mani (la quarta potete immaginare dove fosse) con Chase?
Ma sfortunatamente, o fortunatamemte, di storie da raccontarvi ce ne sono diverse… ad esempio ancora non vi ho detto come viviamo il nostro rapporto. Però ho anche ritenuto opportuno che senza una conoscenza più o meno profonda delle nostre vite passate, come scritto all’inizio di questo racconto, sia difficile comprendere il nostro presente. Ma vedrò di rimediare in futuro.
Ora vi lascio, scrivendo questa storia, mi sono tutta bagnata lì sotto, il tempo di cambiarmi gli slip e tornerò con un altro racconto.
La Vostra Mara.
Mara #2

chase90