Quell’Ultima Spruzzata Da Vergine!

WaitressCompletamente svuotato e sudato, do le spalle al PC e provo a tornare nella mia camera.
«Sei… sei Chase, non è vero? Comunque chiunque tu sia, i miei complimenti… è la prima volta che vedo un uomo sborrare così tanto e… e cavolo, hai un pisello enorme… ed è anche la prima volta che due uomini vengono per me… wooo» mi dice Alessia con un tono di voce euforico.
Non rispondo, anche se mi giro verso lo schermo per guardare il mio interlocutore nudo e con il mio cazzo che lentamente si stava afflosciando.
«Non dirlo a Riccardo ma… mi piacerebbe conoscerti, che ne dici se domani…» continua lei.
Non la lascio terminare, poi le rispondo serafico:
«Non credo sia una buona idea, ma… a dirla tutta…» non riesco a terminare la frase.
«A dirla tutta… cosa?» ripete lei come un pappagallo avvicinando il suo viso alla WebCam.
«Buona Notte Alessia… a domani» concludo la conversazione mettendo il mio pisello ormai moscio ed unto dentro i boxer e camminando lentamente verso la mia camera.
Così era finita quella serata, ma forse vi piacerebbe sapere i dettagli, ed allora vi rimando al mio precedente racconto: “Io, Lei e L’Amico Vergine” di cui questo è il naturale seguito, anche perchè se non lo avete letto, forse vi perdete qualche sfumatura della storia che segue.
Ma è anche vero che ormai siete qui ed allora se volete andare subito al sodo, riassumendo velocemente vi posso dire che sono stato invitato dalla mia amica Erica alla festa del diciottesimo compleanno di Riccardo, suo fratello. Erica stava organizzando una serata a sorpresa per il futuro maggiorenne e mi aveva incaricato di accompagnarlo un Sabato alla loro baita in montagna sul Terminillo. Quello che segue accade proprio quel sabato pomeriggio, dopo che Riccardo passò la notte a casa mia masturbandosi sul letto degli ospiti!
Quel Sabato, per una serie di imprevisti, alla fine ci ritroviamo io e Riccardo a partire nel tardo pomeriggio. “Bella fregatura, non oso immaginare il traffico” penso mentre sono al volante. Poi guardo l’orologio, “Ma porca… sono quasi le sette” dico a me stesso mentre guido l’auto salendo le interminabibili curve.
«Siamo quasi arrivati Riccardo, che dici? Ci fermiamo a bere qualcosa prima di arrivare a casa tua?» gli dico passando dalla quarta alla terza marcia per affrontare l’ennesima salita.
«Per me va bene… solo che qui non ci sono molti locali… a parte…» si interrompe Riccardo mentre guarda fuori dal finestrino dell’auto.
«A parte cosa?» incalzo io.
«A parte quello… quello sullo svincolo prima di casa mia, che… però… non so se è aperto a quest’ora…».
«bhè… provare non costa nulla» gli rispondo sorridendo mentre lo vedo arrossire.
Riccardo era un ragazzo molto timido, parlando con sua sorella diverse volte, ho sempre avuto l’impressione che fosse ancora vergine, ma arrossire perchè stavamo per andare a bere insieme una birra prima di cena, mi sembrava eccessivo. Ma non appena il navigatore ci suggerisce che mancano meno di cento metri all’arrivo, capisco il suo imbarazzo. Parcheggio l’auto e mentre premo il pulsante che attiva la chiusura centralizzata, leggo un’insegna lampeggiante rossa al neon un po’ ambigua che recitava… no, meglio evitare pubblicità, se passate di lì la noterete, per questa storia il locale lo chiameremo “Il Paradiso Di Venere” (e comunque non è che si discosta poi molto dal nome originale).
Ci avviciniamo all’entrata del locale dove ad attenderci c’è un tipo sulla quarantina palesemente palestrato.
«Avete una prenotazione?» ci chiede mettendosi tra noi e la porta.
Era dai tempi della scuola, quando venivo “analizzato e selezionato” per vedere se fossi “giusto” per entrare in discoteca, che non mi fermavano all’entrata di un locale. In un’altra situazione gli avrei risposto a “modo”, visto che il tono del tipo era di quelli che si sentono dei Chuck Norris pronti a spaccare tutto e tutti solo perchè qualificati come dei “buttafuori”. Ma dato che stavo con Riccardo ed al momento volevo solo una birra senza troppe complicazioni prima della grande festa, gli rispondo facendolo sentire importante.
«Veramente no… volevamo solo bere qualcosa al banco, se fosse possibile…».
«Quanti anni ha il ragazzo?» mi chiede il buttafuori.
«Diciotto domani… e per adesso si accontenterà di un’analcolica…» gli rispondo guardando Riccardo.
«Allora non posso dirvi di “No”… però dovete lasciare il locale prima delle dieci, dopo la sala è riservata ai maggiorenni… con questi avete le prime due consumazioni ad un prezzo ridotto, il resto sarà poi… a pagamento» ci dice il tipo palestrato consegnandoci due sorte di carte di credito usa e getta.
Finalmente siamo dentro, l’ambiente è molto “caldo”, le luci soffuse, la tappezzeria ricercata ed un paio di cameriere vestite ai minimi termini, danno proprio l’impressione di un locale per incontri per adulti come ci aveva detto Chuck Norris all’entrata. Il Pub è ancora vuoto e fatta eccezione per una donna sola al bancone ed una coppia avanti con l’età in fondo alla sala, siamo gli unici clienti. Prendiamo posto in un angolo del locale e mentre aspettiamo la cameriera, io e Riccardo scambiamo quattro chiacchiere.
«Allora amico mio… da domani sarai maggiorenne…» gli dico mentre gli metto una mano sulla spalla.
«eh, già».
«bhè? Un po’ di entusiasmo, su… cerca di divertirti… da domani il tempo ti scorrerà più velocemente» continuo “chiamando” con lo sguardo ed un gesto della mano la cameriera. Poi la osservo mentre si avvicina a me, non è molto carina, ma la gonna decisamemte corta che lascia scoperte le sue gambe non proprio perfette, comunque catturano l’attenzione.
«Cosa vi porto da bere ragazzi?» ci chiede sorridendo.
«Una bira chiara doppio malto per me e…» non concludo la frase lasciando che Riccardo continui il mio pensiero.
«Anche per me…».
«Signorina… gli dice qualcosa? Domani è il suo compleanno, compie diciotto anni e sembra che non gliene freghi nulla…» incalzo io cercando di movimentare un po’ la situazione.
«Diciotto anni? Allora… auguri…» gli dice la ragazza chinando la testa verso quella di Riccardo cercando un bacio leggero sulla guancia. Mentre si piega, la T-Shirt scollata lascia intravedere una parte del seno che non sfugge al mio occhio clinico. Poi si allontana e ci lascia di nuovo alla nostre chiacchiere. Non posso non notare che Riccardo è diventato rosso, forse non si aspettava tutta quella scioltezza dalla cameriera, o forse non era semplicemente abituato alle attenzioni dell’altro sesso.
«Carina, non è vero?» gli dico.
«Si… molto».
«No, bhè… “molto” è eccessivo, però una ripassata gliela darei».
Noto ancora che Riccardo diventa rosso e dopo quello che è successo l’altra sera a casa mia, quando spiandolo l’ho visto masturbarsi sul letto degli ospiti, mi chiedo se abbia mai scopato.
«Hai una ragazza Riccardo? Ho un’amica con la quale fai sesso?» gli chiedo con un po’ di arroganza. Mi piace ogni tanto prendndere in giro questi verginelli.
«Si… cioè no, mi vedo con un’amica, ma non è la mia ragazza…» mi risponde con lo sguardo perso nel vuoto.
«Vabbè… però un bacio ve lo sarete almeno dati ed almeno una volta sarete rimasti soli per fare…» non riesco a finire la frase, una donna si palesa al nostro tavolo. La osservo, è la tipa che stava sola al bancone.
«Ciao ragazzi… ho sentito che qui si festeggia qualcosa…» incalza lei.
«Esatto… signora…?» lascio la frase a metà.
«Letizia».
«Letizia lui è Riccardo, Riccardo lei è Letizia» dico mentre faccio un gesto con la mano alla donna per invitarla a sedersi.
«Allora Riccardo… cosa farai questa sera?» gli chiede Letizia poggiando una mano sulla coscia del mio amico che arrossisce subito «oooh… ma ti ho fatto arrossire, non mi dirai che un bel ragazzo come te è timido con le ragazze?» continua la donna senza spostare di un millimetro la mano dalla coscia di Riccardo.
«Non farci caso Letizia, ci mette un po’ a sciogliersi» gli dico posando a mia volta una mano sulla coscia della donna.
«Tu invece sembri a tuo agio…» mi risponde lei lasciando la mia mano sulla propria gamba.
«Chase… mi chiamo Chase» gli dico fissandola negli occhi. Poi inevitabilmente lo sguardo cade sul resto del corpo. Letizia è una donna appariscente, anche lei onestamente non bellissima, ma sicuramente scopabile. Quello che gli manca è il seno, quando madre natura distribuiva le taglie, lei era a prendere il caffè.
«Dunque Chase… lo hai dato il regalo a questo ragazzo?» mi domanda retoricamente spostando l’attenzione da Riccardo a me e posando a sua volta la mano sinistra sulla mia coscia «tu invece… noto che hai un bel pacco tra le gambe» conclude poi sfacciatamente la donna.
Ed in effetti il pisello mi si stava gonfiando, durante tutta la chiacchierata, tra toccatine varie da entrambe le parti, mi stavo eccitando.
«No, il regalo di Riccardo è ancora in cantiere… ma se vuoi, ho un pacco regalo che aspetta di essere scartato da una bella signora come te» gli dico aprendo le braccia e poggiando le stesse sui lati del divano.
Vedo Riccardo palesemente imbarazzato che si guarda intorno mentre si passa una mano tra i capelli. Letizia doveva essere per forza una cliente del locale in cerca di cazzo, la sua tranquilità nel proporsi come donna disposta a fare sesso con uno sconosciuto, era evidente. Così decido di buttarmi, “alla peggio si alzerà dal nostro tavolo” penso sperando che accada l’esatto contrario.
Così dopo aver passato diverse volte la mano lungo il mio interno coscia, come se stesse pensando se proseguire o no con la provocazione, Letizia finalmente arriva nella zona calda. Lentamente mi sbottona i pantaloni e prima di tirare fuori il mio uccello, tasta la consistenza dello stesso.
«mmmmm… sembri già carico» mi dice mentre abbassa l’elastico degli slip «cazzo che cazzo!» commenta poi vedendo spuntare fuori il mio pisello come una molla. Quindi inizia a toccarmelo delicatamente, piccole carezze, poi parte a masturbarmi lentamente, muovendo su e giù la mano lungo la mia asta. Mentre mi fa il lavoro di mano, vedo avvicinarsi la cameriera, in una frazione di secondo passo nella mia testa tuttele possibili opzioni: rinfoderare l’arnese, nasconderlo o lasciare che Letizia continui a farmi la sega. Ma poi ripenso a tutta la serata ed a quello che ci ha detto il buttafuori, forse qui sono abituati a questo genere di cose. Così me ne frego dell’imminente arrivo della cameriera e lascio che Letizia continui a masturbarmi. La ragazzetta quindi posa come se nulla fosse le birra sul tavolo mentre lancia uno sguardo al mio uccello. Sento l’eccitaziome crescere e percepisco la sborra salire lungo l’asta. Poi la cameriera prima di andarsene si rivolge a Riccardo:
«Ti hanno lasciato così, eh?» gli dice sfiorando con la mano il bozzo che ormai si era formato tra le gambe del mio giovane amico. Quindi mentre Letizia passa dal segarmi l’uccello con le mani al leccare la mia capella viola, la cameriera poggia una mano sul tavolo ed alza prima una gamba e poi l’altra. Si era appena sfilata le mutandine. Stavo impazzendo di piacere, ero più eccitato per quel gesto, che per il lavoro di bocca di Letizia.
«Queste sono per te, oggi non posso fare di più… Buon Compleanno Riccardo» dice la cameriera al mio amico strofinando le sue mutandine sotto il suo naso prima di lasciarle cadere tra le sue gambe.
Letizia per un secondo molla il mio uccello dritto, gonfio e pulsante, poi si avvicina a Riccardo e prima che il verginello si renda conto della situazione, velocemente con le sue mani sposta le mutandine della cameriera e tira fuori anche il suo uccello.
«niente male ragazzino» esclama Letizia mentre inizia a giocare con il pisello del mio amico.
L’erezione di Riccardo è immediata, a quell’età è noto, ti diventa dritto con un soffio di vento. Lo spettacolo non è male, sembra di assistere ad un film porno dal vivo, vedendo Letizia che smanetta tra le gambe di Riccardo. Io aspetto pazientemente il mio “turno” con il cazzo sempre in tiro e pulsante, ogni tanto me lo tocco per aumentare il gonfiore dell’asta sempre al massimo. Letizia intanto continua a masturbare Riccardo che inizia ad ansimare, fino a quando dopo l’ennesima volta che la mano della donna si muove lungo l’asta del suo pisello su e giù, un getto di sborra vola in aria.
«ehi… di già?» gli dice Letizia continuando a segarlo.
Riccardo è palesemente sudato ed il suo cazzo continua a spruzzare sperma da tutte le parti. Qualche schizzo arriva sul tavolo e dopo tre o quattro sborrate, il suo uccello smette di eruttare ma non di pulsare. Quindi Letizia si lava via lo sperma dalla sua mano destra strofinandola sui pantaloni del mio amico e posa la sinistra sul mio cazzo.
«Ora tocca a te Chase…» mi dice mentre inizia a muovere la sua mano lungo la mia asta. La mia cappella è viola, gonfia, come le mie palle palesemente cariche. Sento lo sperma salire lungo tutta la lunghezza del mio cazzo, sono pronto a venire, diverse gocce di sperma che escono dalla punta della mia cappella, “avvertono” Letizia dell’imminennte sborrata che non tarda ad arrivare. Una prima schizzata supera il tavolo finendo in terra, come la seconda e la terza.
«Andiamo… svuotati…» mi dice Letizia continuando a segarmi l’uccello. Quindi altre schizzate escono dal buco della mia cappella rosso fuoco, spruzzate che finiscono ancora in terra e poi sul tavolo… il mio sperma, unito a quello di Riccardo, è ovunque, piccoli laghi di crema ci circondano. Dopo diversi secondi ed una decina di schizzate, finalmente mi sento libero, con le palle completamemte svuotate. Letizia compie lo stesso gesto fatto qualche secondo prima con il mio amico, si pulosce la mano sui miei pantaloni e poi ci liquida con un sorriso ed una frase di circostanza.
«Ci vediamo ragazzi… è stato un piacere conoscervi» ci dice mentre si alza dal nostro tavolo ed allontanandosi.
Io aspetto qualche secondo prima di ricompormi, il mio cazzo ormai esausto ci mette un po’ ad afflosciarsi, così ne approfitto per ripulire l’asta dalle colate di sperma, le mutandine della cameriera almeno sono servite a qualcosa.
Dopo qualche minuto sono alla cassa per pagare il conto e noto una cifra esagerata per due birre, considerando soprattutto che il “buttafuori” ci ha detto che erano ad un prezzo ridotto. La cassiera nota il mio stupore.
«Nel prezzo é compreso il coperto ed il servizio, Signore» mi dice la ragazza prendendo il mio bancomat.
Dovevo sospettarlo. Così pago senza obiezioni e lascio il locale. Un quarto d’ora dopo, siamo a casa di Riccardo e sua sorella Erica.
Una festa stava per iniziare!
Waitress 02

chase90